Archive for Agosto, 2008

Il traffico internet comincia ad emanciparsi dagli USA: bel problema per i “servizi”!

Agosto 31st, 2008 | Category: Attualità, Senza categoria

Non che sia una novità ma il leggerlo dichiarato così spudoratamente fa di certo impressione. Mi riferisco ad un articolo (in inglese) a cui sono arrivato casualmente scartabellando qui e la tra i post di Tim O’Reilly su twitter.

L’articolo si trova all’indirizzo http://tinyurl.com/5thc6p. In quest’articolo, in sostanza, si analizza, da un punto di vista statunitense, quali sono i problemi legati alla crescita di internet ed all’emancipazione degli altri paesi dalla dipendenza dai provider americani. In poche parole, L’articolo sottolinea come uno strumento creato negli Stati Uniti (i quali per decenni hanno mantenuto il controllo sulla fornitura della connettività internet con il risultato che praticamente tutti i dati scambiati in rete passavano da data center americani permettendo così ai servizi segreti il controllo quasi totale delle comunicazioni mondiali) diventi un problema a causa del fatto che anche altri paesi si stanno emancipando cosi che i dati scambiati non sono più costretti a passare per gli ISP americani.

Cìò naturalmente impedisce a CIA, NSA o qualsivoglia angenzia di controllare impunemente i dati personali di tutti indipendentemente dal fatto che siano cittadini americani o no e ciò naturalmente diventa un problema per la lotta al terrorismo (o, aggiungo io, per lo spionaggio industriale ed il controllo della privacy in generale).

Beh, perlomeno c’è da apprezzarne la sincerità!

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Microblogging….

Agosto 28th, 2008 | Category: Tanto per pensare, WEB 2.0

Mi è capitato di recente di avvicinarmi al microblogging. In sostanza il microblogging e una chat che viene resa pubblica. Una chat con le regole degli sms. Infatti si dice micro perchè i messaggi/pensieri resi pubblici prevedono un numero limitato di caratteri (twitter ad esempio ne prevede un massimo di 140).

Dico questo perchè presentando twitter ad un amico mi ha fatto gentilmente notare che gli sembrava “un pò una cagata”. Allora in effetti ho dovuto ammettere che qualcosa di vero c’era.

Ma allora cos’era che mi attirava del micro blogging (nel mio caso twitter)? Beh.. a parte la comodità di poterlo aggiornare tramite il telefonino (con fring è un pò come chattare con un contatto skype) e poter esportare con facilità il feed sul mio blog ci doveva essere dell’altro.

In effetti sotto il mare di messaggi indifferenziati si nascondono percorsi esistenziali e quotinianità individuali con esperienze e significati specifici (Per dirla alla maniera del “connettivismo”: pattern).

Vagando sui microblog si diventa come Damiel e Cassiel, angeli del “Il cielo sopra Berlino”, che vagano per la città potendo ascoltare i pensieri delle persone osservandole nelle loro più profonde intimità esistenziali.

A parte l’immagine un pò poetica (in effetti si legge e si scrive solo quello che si vuole rendere pubblico) vi è una certa differenza nel leggere un blog piuttosto che un microblog .

Volendo realizzare un’analisi dei thread di scambio dei messaggi da un punto di vista sociologico il microblogging aiuta ad offrire un quadro di dettaglio di abitudini, pensieri, attività quotidiane delle persone che il blog in genere non offre.

Il blog tende ad avere uno stile di scrittura più retorico, messaggi più lunghi che richiedono tempi di lettura più lunghi. Nella maggioranza dei blog chi scrive pianifica l’articolo, che quindi perde in immediatezza e intimità.

Nel microblog, al contrario, vi è un’immediatezza espressiva quasi totale. L’impegno intellettuale non è solitamente maggiore a quello che ci mettete ad inviare un sms. Ma proprio la sua semplicità ci offre un serbatoio illimitato di fotografie della quotidianità. Scartabellando tra i messaggi degli utenti è possibile capire quale tipo di detersivo usa la casalinga del Maine oppure fare una ricerca sul tipo medio cyber elettore di Obama alle elezioni americane.

Potere del web 2.0!

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Cloud computing: Nuova tecnologia o marketing?

Agosto 08th, 2008 | Category: Attualità, Tanto per pensare

Un altra parola inglese su cui spesso vi imbatterete, o nella quale vi siete gia’ imbattuti, e’ ‘cloud computing’.
Cos’e'questo misterioso ed esotico termine di origine inglese che gli esperti piu’ trendy presto utilizzeranno in massa per dare sfoggio della loro padronanza di linguaggio ed elevata competenza?
Cloud in inglese significa ‘nuvola’ ed in fondo il termine ben si addice alla sostanza che vuole esprimere: vapore acqueo. Cioe’ stessa consistenza del fumo che ormai da piu’ parti si suole vendere. Con cio’ non voglio dire che non vi e’ nulla di interessante in questo approccio ma che il nuovo termine riflette semplicemente una rinnovata strategia commerciale piu’ che una reale innovazione tecnologica. Stesso fenomeno che riscontro nell’iphone il quale viene spacciato per innovativo (in quanto consente il collegamento ad internet veloce, il push mail, funge da lettore musicale ecc.ecc.) pur avendo funzionalita’ gia’ presenti in molti smartphones da parecchio tempo. Personalmente posso assicurare che tutte le funzionalita’ con cui e’ stato reclamizzato l’iphone sono presenti anche nel mio misero HTC e, credeteci pure, ne ho molte di piu’ (permettetemi la breve polemica con questo nuovo gioiello della tecnologia che sembra fatto piu’ di milioni spesi in pubblicita’ che in una reale innovativita’ del prodotto).
In effetti l’idea che sottende al cloud computing non e’ del tutto nuova. Si parlava di A.S.P. gia’ qualche anno fa’. Non per parlare del famoso linguaggio di scripting per il web di casa microsoft ma per definire gli Application Server Provider. Ovvero un modo specifico in cui alcune software houses distribuiscono applicativi permettendo l’accesso tramite web senza bisogno di installazione sul vostro personal computer. In sostanza pensate di usare il pacchetto microsoft office senza bisogno di installare nulla sul vostro computer. Basta una connessione ad internet ed un browser per poter utilizzare i softwares piu’ disparati. Un sito che illustra in maniera chiara quanto affermato e’ www.zoho.com.
Ma perche’ nuvole? Beh… non lo so per certo! Ma fatto sta che la parola ‘cloud’ sembra avere un elevato potere evocativo. Mentre l’asettico asp era termine conosciuto solo tra i piu’ tecnici la parola cloud sembra ispirare anche coloro che proprio tecnici non sono e che amano sfoggiare terminologia erudita pur di impressionare l’uditorio di riferimento.
In ogni caso gia’ nel 1960 un tal John McCarthy del MIT teorizzava un tale uso del computer. e gia’ da tempo molte aziende offrono servizi simili.
Come spesso accade anche questa e’ quindi solo questione di trovare un nome d’effetto. Un appellativo che possa creare un’aurea di esoticità e la percezione di rivoluzione tecnologica. Che possa servire come propulsore commerciale per prodotti molto spesso utili ma che, per qualche motivo, hanno difficolta’ a penetrare in un mercato di massa.
Sembra giunto il momento, per il ‘cloud computing’ (o A.S.P. nella sua definizione originaria) di sfondare. E’ cio’ grazie al supporto di un insieme di fattori che vanno da una maggiore diffusione della banda larga al nuovo trend elevatosi a panacea per guarire i mali del mondo denominato web 2.0. Ma molta, molta, molta attenzione alla vostra privacy. Questa tecnologia e’ molto affascinante sempre che il fatto che qualche sconosciuto gestisca tutti i vostri dati non vi turbi troppo.

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